La storia

Prendendo il proprio nome dall’omonimo fiume, il Piave nasce ai piedi delle cime dolomitiche tra boschi antichi e verdi vallate ricche di pascoli, un ambiente duro e roccioso da secoli vocato all’allevamento del bestiame da latte.

Con il declino della Serenissima Repubblica di Venezia, che al tempo controllava gran parte del territorio, è venuto meno anche lo sfruttamento intensivo dei boschi e la fragile economia bellunese fu messa a dura prova. L’alternativa produttiva più naturale e valida che salvò la popolazione nei periodi più critici, si rivelò essere l’allevamento del bestiame da latte, in particolare bovine della razza Bruna, da parte dei piccoli proprietari terrieri di montagna e dei mezzadri di fondovalle.

Nel 1872 in una vallata bellunese, su iniziativa del parroco Antonio dalla Lucia, sorse la prima latteria sociale cooperativa del Regno d’Italia. Chiamata nel dialetto locale Kasèl (che stava ad indicare casello), comunemente latteria “turnaria”, offriva la possibilità agli allevatori della zona di lavorare “a turno” il proprio latte per ricavarne preziosi prodotti caseari. Una nuova forma di gestione solidale delle poche risorse date dall’allevamento del bestiame da latte che contribuì a creare le basi della tradizione lattiero casearia del bellunese.

Dopo di essa ne nacquero delle altre, sempre più grandi ed organizzate, allo scopo di trasformare l’abbondante latte prodotto in zona in burro, formaggi freschi e formaggi stagionati. Ad affiancare queste realtà cooperative, continuava l’attività delle storiche malghe (dette maiolere), le vere e proprie depositarie della ricca tradizione casearia bellunese.

È proprio grazie a queste malghe che, nei secoli, è stata tramandata l’arte di produrre il formaggio tipico locale. Tuttavia, per arrivare al nome definitivo “Piave” fu necessario attendere fino al 1960; nel 2010, il formaggio conquista la denominazione di origine controllata (D.O.P).