La storia

Il Monte veronese ha una tradizione casearia davvero antica.
Fonti storiche ne legano l’inizio della produzione al 1200, all’avvento dei cimbri, una popolazione di origini germaniche, scesa alla ricerca di pianure fertili per il loro bestiame; essi trovarono il posto perfetto sui monti della Lessinia che nel duecento era una grande riserva disabitata, in cui pascolavano i greggi di pecore e capre delle popolazioni locali. Grazie ad una concessione vescovile, questo popolo ricevette il permesso di usufruire pienamente delle risorse che questa terra offriva fino al 1689.
Esiste una seconda ipotesi sulla genesi di questo formaggio montano, secondo la quale le origini risalgono ad un periodo più recente. Documenti riportati dal Varanini nel libro “gli alti pascoli dei Lessini Veronesi” risalenti al XIII secolo, parlano di un formaggio con una forte affinità ma mai identificato con il nome Monte Veronese. Con la caduta degli scaligeri, intorno al 1400 e la conseguente condizione economica critica, si diffuse una corrente di immigrazione verso la provincia di Verona; formaggiai provenienti dalle valli Bergamasche, dal Bresciano, dalla Valtellina e dal Milanese confluirono in questa zona. Secondo questa teoria furono i lombardi a porre le basi dello sviluppo del formaggio vaccino in Lessinia.
Nonostante la sua storia antica, solo all’inizio del diciottesimo secolo il formaggio assunse definitivamente il nome “Monte Veronese”, preciso ed inconfondibile riferimento alla provincia di produzione. Il termine “Monte”, tuttavia, non deve trarre in inganno: non si tratta infatti di un riferimento all’orografia del territorio, ma di una modificazione del termine monta, che significa “mungitura”. Il formaggio, infatti, si produce con una tecnica che prevede la cagliatura del latte proveniente da più di una mungitura. A questo prodotto è stata riconosciuta la DOP (Denominazione di Origine Protetta) nel 1996.